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CALL. 20.01.2019: Land Experience in Antiquity. Costruire. Ridefinire. Abitare - Roma (Italy)

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FECHA LÍMITE/DEADLINE/SCADENZA: 20/01/2019


FECHA CONGRESO/CONGRESS DATE/DATA CONGRESSO: 15-16-17/05/2019


LUGAR/LOCATION/LUOGO: Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma – Tor Vergata (Roma, Italy)


ORGANIZADOR/ORGANIZER/ORGANIZZATORE: Prof. Fabio Stok ; Dott. Armando Cristilli ; Dott.ssa Alessia Gonfloni


INFO: web - landexperienceinantiquity@gmail.com


CALL:


Il Paesaggio è l’insieme di vari e numerosi fattori, anche molto eterogenei tra loro; esso esprime compiutamente le dinamiche di scambio uomo-natura che vanno dalle modalità con cui l’uomo da sempre si insedia in un luogo alle relazioni materiali e ideali che hanno fatto ricostruire, ridefinire e/o abitare una determinata zona. Il paesaggio è l’unità di misura attraverso la quale l’uomo costruisce la sua identità ma è al contempo anche il meccanismo con il quale si definiscono i fenomeni storici e culturali e i processi derivati dal loro svolgersi nel territorio. Nell’analisi dei rapporti e delle dinamiche che si innestano con e attraverso il paesaggio la dimensione archeologica, filologica, letteraria, storica, epigrafica e geografica trova il suo terreno fertile di applicazione e di indagine.


Questo convegno internazionale si presenta come un’occasione per riflettere sull’esperienza del paesaggio nel mondo mediterraneo antico attraverso tutte le forme possibili di documentazione che ne consentano una ricostruzione in un orizzonte cronologico compreso tra il VII sec. a.C. e il V sec. d.C.


Data la sua portata, la tematica ha da sempre costituito l’oggetto degli studi per numerosi filoni di ricerca, soprattutto in prospettiva della comprensione e della rivalutazione del territorio (nel nostro caso antico). La scuola di Dottorato di Ricerca di Antichità Classiche e la Loro Fortuna dell’Università di Roma Tor Vergata ha da diversi anni promosso progetti di ampio respiro e stimolato i propri dottorandi al confronto e al dialogo continuo. Il presente convegno nasce proprio dall’esigenza di rispondere a tali stimoli; gli organizzatori fissano come obiettivo quello di ridiscutere alcune questioni in prospettiva interdisciplinare: far convergere dati, fonti, reperti, attestazioni; confrontare metodi e prospettive; far dialogare discipline e saperi nell’esplorazione delle varie declinazioni possibili della tematica. Ciò consentirà di far emergere le connessioni e le dinamiche tra i contenuti socio-culturali e i paesaggi scaturiti: il fine è quello di far dialogare fra loro ricerca storica ed epigrafica, materiali archeologici, filologici e letterari. Pertanto, il convegno considererà in particolare studi di docenti, dottori e dottorandi che focalizzano le interrelazioni degli antichi con l’ambiente mediterraneo e i loro risultati, rispondendo a domande del tipo: in che modo l’arte e l’architettura hanno agito e si sono strutturate all’interno del paesaggio; come e quanto le conoscenze degli antichi hanno avuto un impatto e hanno sfruttato il paesaggio; come la visione artistica, la propaganda e la pubblicistica personale hanno interagito con l’ambiente; quali erano le relazioni tra ambiente, arte e costruzioni dell’identità sia essa di pensiero, di religione e/o di gruppo; quali processi e concezioni hanno consentito agli antichi di cambiare e di abitare l’ambiente secondo modalità che ne hanno modellato la risposta al paesaggio; quale è stata la percezione del paesaggio nell’uomo antico; quanto e come gli eventi naturali hanno condizionato l’esperienza insediativa in un territorio già frequentato.


Sessioni


1. Il paesaggio: la patria ritrovata


Nelle dinamiche dei rapporti fra uomo e natura, la costruzione e la definizione del paesaggio in senso letterale, storico e architettonico assume un rilievo importante nell’indagine antropologica. Il paesaggio urbano, domestico, rurale, sacro, incontaminato, dell’agorà, del foro, degli edifici pubblici e privati per sua natura può divenire nell’immaginario degli individui la loro patria. Si potrebbe dire, con Benedetto Croce, che “il paesaggio è il volto amato della patria; rappresentazione materiale e visibile della patria”. Questo panel si concentra sul rapporto fra l’uomo e l’ambiente nel tentativo di indagare le dinamiche che portano alla definizione della “patria” sia essa collettiva (intesa, cioè, come la patria di una comunità) che personale (intesa come la patria del singolo). Il punto di vista prevalente nell’indagine dovrà essere quello che privilegia la dimensione paesaggistica, rispondendo a quesiti riguardanti, per esempio, le dinamiche che portano un paesaggio a essere patria dell’individuo e/o patria della collettività, oppure i meccanismi endogeni, esogeni o centrifughi che si instaurano nella definizione, nella costruzione o nel ritrovamento di una patria, sia come luogo reale sia come immaginario.


2. Paesaggio e Costruzione dell’identità


Paesaggio non è solo la realtà territoriale di un luogo, ma è anche ciò che “la sua immagine letteraria, o quel poco che si può desumere della sua Gestalt collettiva, ha influito sulla sua formazione storica molto più di quanto possa apparire” (G. Traina). Se dunque la definizione di paesaggio, in questi termini, si svincola facilmente da un meccanico inquadramento, ugualmente difficile sarà includere il concetto diidentità. La bibliografia in questo senso è ampia e variegata. L’osservazione e l’analisi a tutto tondo dei vari elementi che compongono il paesaggio – la natura, l’uomo, il costruito– consente allo studioso di cogliere tratti di interpretazione delle identità personali e collettive delle comunità che con esso hanno convissuto e si sono definite. Il presente panel pone come nodo focale l’idea che un paesaggio sia un marcatore di identità, privilegiando così indagini che possono muoversi in varie prospettive: quando il paesaggio ha determinato la formazione e/o costruzione di un’identità personale e collettiva? In che modo queste identità si sono plasmate in relazione al paesaggio? In tali dinamiche di formazione, costruzione, definizione o ridefinizione è possibile rintracciare un comune denominatore? Esiste un modello unitario o i vari fenomeni sono così specifici e sporadici al punto da giustificare un’indagine pluricentrista?


3. Paesaggio Utopico e Utopie Paesaggistiche


“Utopia” è quanto costituisce l’oggetto di un’aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica, essendo propriamente il “luogo che non esiste”. Il paesaggio utopico è dunque un paesaggio che non c’è sia esso un luogo del pensiero o un luogo figurato, un topos geografico plausibile o immaginario e in entrambi i casi inventato, meglio ancora se un luogo del pensiero che non trova spazio nella geografia reale. Ma il paesaggio utopico diventa talvolta anche paesaggio reale ed è qui che si passa attraverso un filo sottilissimo all’utopia paesaggistica: pensiamo al “tempio senza il tempio” che è l’Agorà degli dei a Thera, oppure alle utopie paesaggistiche di Eschilo, Sofocle, Euripide e Aristofane, alle visioni del Simposioplatonico, o anche al mitologico come utopico spazio effettuale nella produzione di Ovidio. Il presente panel sarà lieto di accogliere soprattutto studi e ricerche volte a evidenziare riflessioni e modelli analitici generali o specifici sulla definizione e la puntualizzazione del tema proposto.


4. Il paesaggio sonoro nel mondo antico


Una delle eredità più ingombranti che il mondo greco e quello romano (e non solo quello) ci hanno trasmesso è il loro assordante silenzio: non siamo certi della pronuncia delle parole, non abbiamo idea di quanto o di come fosse marcato un determinato fonema a seconda della zona dialettale di riferimento, abbiamo “intuizioni” fondate su studi comparati, molto apprendiamo dall’epigrafia che talvolta ci restituisce scivolamenti nello scritto di dizioni parlate. Tuttavia, la lingua resta a prescindere un fatto reale, vivo. Un sociolinguista direbbe che il primo fattore di ogni lingua è la sua comunicabilità e oggi, purtroppo, latino e greco antichi non appaiono più “comunicabili”, a dispetto del loro insegnamento in alcune scuole (in realtà, meravigliosi e stupefacenti artifici), semplicemente perché non possiamo comunicare in termini latini e greci con i mezzi antichi il nostro contemporaneo sistema di valori e di pensiero. E questo contribuisce ad acuire le nostre lacune sul suono nel mondo antico. È in quest’ottica che vale la pena interrogarsi sul paesaggio del sonoro, sulle sue caratteristiche, su quanto può essere ancora ricostruito. Lo scopo di questo panel è la possibilità di un aggiornamento e di una discussione dinamica sui fattori chiave di questo argomento come la fonosfera negli antichi, gli eventuali interrogativi che gli stessi si ponevano riguardo ai suoni, le rappresentazioni scritte dei versi animali e/o dei fenomeni naturali (il sibilo del vento, le onde del mare, l’eruzione dei vulcani), ma anche l’eventuale esistenza di un legame fra musica e musicologia nell’antichità.


5. Res rustica est res populi: il paesaggio agrario nel bacino del mediterraneo.


All’inizio di questo secolo G. Salvioli, che tentava timidamente di introdurre alcuni elementi del paesaggio nei suoi studi di economia antica, non riuscì a imporre il suo pensiero nella storia degli studi. Del resto, lo stesso M. I. Rostovzev, nonostante i suoi interessi archeologici e topografici, non si occupò mai personalmente di archeologia rurale. Pregiudizi vecchi e nuovi, uniti a numerosi luoghi comuni, condizionano lo stato delle conoscenze sul mondo antico, mentre parallelamente non sussistono punti di contatto fra gli storici delle campagne, gli archeologi sul campo e gli storici delle rappresentazioni dello spazio: da una parte, dunque, gli esploratori dei microsistemi rurali finiscono per rifarsi ai consueti compendi storici, dall’altra lo spazio viene designato come il campo esclusivo dello studioso di letteratura e geografia, impedendo alla realtà di riunirsi all’immagine. Tuttavia, resta imprescindibile nel mondo antico la concezione che res rustica est res populi, forse in assoluto la definizione più ancestrale di paesaggio, poiché esso si definisce, fin dalle origini letterarie, come paesaggio agrario. Nella mentalità mediterranea antica, infatti, il paesaggio è stato in primo luogo un paesaggio agrario, il cui studio appare determinante anche nella funzione storica che esso riveste. Pertanto, nelle intenzioni degli organizzatori il presente panel non privilegerà solo la prospettiva archeologica del territorio rurale antico, ma anche filoni di ricerca focalizzati sulla sua evoluzione, la sua storia, le sue molteplici dinamiche interne ed esterne, per un momento di riflessione unico, in cui il paesaggio possa farsi storia e memoria.


6. Paesaggi di confine nel mondo pre-romano


“Un confine è una linea”, sia essa nazionale (con tutti i limiti giuridici che ne derivano) sia essa un’area fisica al limite dello spazio politicamente organizzato, ma in relazione al momento storico-culturale essa è sempre un punto di contatto, così come di separazione, incastrato tra spazi abitati da comunità diverse tra loro. Il border landscape è il risultato da un lato dalle diverse decisioni politiche e socio-economiche e dalle varie ideologie relative alle aree di frontiera, dall’altro dal tipo di uso che si fa del confine e dal modo in cui esso viene percepito al suo interno e al di là di esso, qualche cosa che viene creato e ricreato nel rapporto fra osservatore e osservato. E va sottolineato soprattutto come e quanto la percezione del confine sia una dimensione basilare, perché riesce a influenzare i comportamenti degli individui, modificandone il paesaggio e le pratiche. L’interesse maggiore di questo panel è rivolto agli studi dei fenomeni che si determinano in relazione al confine nel mondo mediterraneo pre-romano attraverso ogni tipo di evidenza, sia essa archeologica sia letteraria sia linguistica, dal momento che l’attenzione, oltre che alla pura dimensione visuale, mira anche alle altre molteplici possibilità di percezione di questo tipo di paesaggio in questo momento storico.


7. Sacral Landscape


Il paesaggio sacro richiama per sua intima definizione una molteplicità di fattori (naturali, architettonici, culturali, politici, spirituali) che non possono essere scissi per una sua piena comprensione. L’uomo antico ha sempre espresso dinamicamente il senso del sacro attraverso rituali, segni, strutture e descrizioni tesi a evidenziare spazi e paesaggi ritenuti intimamente connessi alla divinità, a prima vista per questioni di morfogenetica, ma spesso non solo per queste. Dunque, un complesso di aspetti diversi interviene nella scelta del sito per l’edificazione del santuario o del tempio o dell’edicola e per il culto che in essi si svolgeva. Il presente panel si propone di accogliere ricerche volte all’indagine, sotto il profilo storico-culturale, di quanto ha originato il paesaggio sacro e di quanto lo abbia istituzionalizzato come tale, ricercandone le tracce nel territorio e nelle fonti alla luce delle prospettive più recenti, come anche le osservazioni volte a focalizzare l’evoluzione dello spazio cultuale e le sue trasformazioni nel tempo nel Mediterraneo tra il VII sec. a.C. e l’età imperiale.


8. Il paesaggio del potere: concezioni, problemi ed evidenze.


Negli indirizzi di ricerca sull’antico degli ultimi decenni un ruolo rilevante è stato giocato dal “paesaggio di potere”, portentoso strumento per indagare il territorio, soprattutto intendendolo come mezzo attraverso cui il potere concretizza se stesso all’interno dello spazio o con cui lo spazio viene da questo predisposto, sia esso fisico, artistico o linguistico-letterario. Il rapporto diretto tra paesaggio e potere è comunemente legato all’immagine di spazi e luoghi simbolici, magari anche architettonicamente definiti, spesso luoghi istituzionali. E su queste linee che le ricerche si sono diversificate e specializzate, analizzandone i vari aspetti e segni dai monumenti pubblici a quelli celebrativi, dagli atti di un’evergesia strutturata, alle espressioni del controllo territoriale e dell’adesione ai programmi dell’establishment, siano essi momenti ex novo o trasformazioni o riutilizzi. Proprio le diverse prospettive di ricerca e i relativi risultati che si strutturano e si concentrano sui power landscapes nel bacino del Mediterraneo saranno particolarmente apprezzati in questo panel, soprattutto se focalizzati sulle modalità di concezione e di descrizione dello spazio di potere, sull’interazione delle varie forze interessate nel suo divenire e sulle evidenze antiche dell’esibizione di potere su un territorio.


9. Hegemonic Landscape nel Mediterraneo antico. Nuovi dati e nuove ricerche.


Il paesaggio riflette sempre il condizionamento esercitato dalla morfologia del territorio, aspetto che diventa ancora più macroscopico in presenza di centri e nuclei abitativi, siano essi insediamenti con tessuti storici compatti o aree di più recente edificazione. Le realtà insediative, infatti, benché modifichino le morfologie spesso contraddittorie del territorio, talvolta si trovano a sfruttarle amplificandone la presenza e caricandole di significati a esse assolutamente estranei. Le strutture si trovano così a riflettere da un lato il condizionamento esercitato dalla singolare caratterizzazione del paesaggio, ma dall’altro costituiscono l’elemento più rappresentativo e significativo del paesaggio stesso. Ma è altrettanto vero che anche in assenza di particolari forme e strutture territoriali il paesaggio può essere modificato in modo profondo da strutture o da processi antropici che hanno lasciato segni indelebili, diventandone l’elemento più sintomatico anche per lungo tempo. Nel mondo mediterraneo la forte attrattività delle componenti naturalistiche, delle posizioni geografiche più peculiari, degli approdi naturali ha favorito processi di forte antropizzazione del territorio, capaci di portare a nuovi paesaggi. In questo panel saremo lieti di accogliere le più recenti acquisizioni in merito a questo argomento raggiunte attraverso metodi di analisi innovativi e linee di ricerca tra le più attuali.


10. Abbandono, Riutilizzo e Rioccupazione. Le forme, i modi e i tempi.


Crisi politiche, economiche e demografiche, incursioni nemiche, eventi naturali, processi degenerativi o semplici cambi culturali possono essere letti e documentati attraverso diversi tipi di fonti e di reperti testimoni di mutamenti del paesaggio che vanno dal suo abbandono, alla sua rioccupazione o semplicemente al suo riutilizzo, frutti di nuovi equilibri e nuove dinamiche. E in questi processi si sono venuti così a delineare paesaggi che in parte appaiono, nonostante tutto, ancora caratterizzati come in passato, ma che il più delle volte diventano altro, talvolta uno spazio separato dal suo immediato circondario o anche un topos dell’immaginario letterario, con modalità, tempistiche e soluzioni diverse e multiformi. Il tema anima il dibattito scientifico ormai da decenni con soluzioni interpretative diversificate a seconda dell’area geografica: basti considerare che talune cesure del paesaggio, lette come abbandono, si sono rivelate solo contrazioni d’uso o indici di nuove forme di frequentazione. Perché spesso la difficoltà è riconoscere questi labili segnali, creando un gap metodologico che ostacola la ricostruzione filologica e quantitativa del paesaggio antico nel divenire del suo cambiamento. I papers in linea con questo panel, pertanto, metteranno in luce i processi determinatisi in condizioni di abbandono, riuso e rioccupazione, soprattutto i loro effetti e le loro novità, i modelli intervenuti, i fattori interni ed esterni in rapporto ai mutamenti del paesaggio, la società interessata da tali modificazioni. Ma anche prospettive alternative di analisi dei cambiamenti del paesaggio, in particolare quelli disomogenei che sfuggono univoci criteri di classificazione, saranno allo stesso modo bene accette.

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