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CALL. 17.03.2019: Il teatro delle emozioni: La Gioia - Padova (Italy)

25.01.2019

 

 

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Keynote speakers: Xavier Riu (Universitat de Barcelona), Marzia Pieri (Università di Siena)

 

FECHA LÍMITE/DEADLINE/SCADENZA: 17/03/2019

 

FECHA CONGRESO/CONGRESS DATE/DATA CONGRESSO: 20-21/05/2019

 

LUGAR/LOCATION/LUOGO: Dipartimento di Studi Linguistici eLetterari, Università degli Studi di Padova (Padova, Italy)


ORGANIZADOR/ORGANIZER/ORGANIZZATORE:  Mattia De Poli (Responsabile dell’organizzazione);  Elena Sibilio, Emilia Eleno (Segreteria organizzativa). 

 

INFO: call ita - call en -  mattia.depoli@unipd.it

 

CALL: 

 

Nella riscrittura settecentesca dell’Alcesti di Euripide, elaborata da Christoph Martin Wieland, la paura iniziale della donna di fronte alla prospettiva di veder morire il marito vira nella gioia di Admeto che si sente inaspettatamente rinascere e, sfuggito alla morte incombente, desidera abbracciare Alcesti “affinché io possa trasfondere / nel suo petto questa gioia, / provare con lei questa delizia, / sentire doppiamente nelle sue braccia questa nuova vita”. Ben presto questa gioia così entusiastica si rivela illusoria, perché l’uomo si accorge che la sua salvezza è stata ottenuta a prezzo del sacrificio personale di Alcesti. Ma la donna, profondamente innamorata del marito, trova motivo di gioia proprio nell’aver donato la propria vita ad Admeto: “Non piangere, idolo del mio cuore! / Nel momento dell’addio a me concedi / la più dolce delle gioie: che la mia morte / sia per te la vita”. L’abbraccio gioioso fra Alcesti e Admeto, però, è solo rinviato perché, grazie all’intervento di Ercole, marito e moglie potranno finalmente ricongiungersi, sfuggiti entrambi alla minaccia mortale: “AD. Abbraccio te, Alcesti, e non un’ombra? / AL. Sono proprio io, Admeto, colei che nelle tue braccia / trova il risarcimento per un Elisio perduto. / AD. Oh! Abbracciami ancora una volta, mia adorata, e un’altra ancora! Non posso sincerarmi mai abbastanza della mia felicità. [...] O dèi, quale gioia sublime!”. Una dinamica molto più articolata rispetto alla trama dell’Alcesti di Euripide, in cui l’unico momento di gioia è nel ricongiungimento finale tra i due coniugi, su cui per altro grava il silenzio della donna appena riportata in vita.


La gioia è forse un’emozione tra le più neglette dagli studiosi moderni: per quali ragioni? È poco efficace sul piano drammaturgico? È difficile da ricreare sulla scena? È un’emozione privata, intima, che non può essere manifestata davanti al pubblico degli spettatori perché rischia di far apparire i personaggi ridicoli o puerili? Ci sono particolari categorie di personaggi teatrali, a cui è permesso esprimere più liberamente la propria gioia sulla base di particolari convenzioni sociali? Si può fare leva su una gioia illusoria per influenzare le azioni altrui? I contributi del convegno cercheranno di fornire alcune risposte a questi interrogativi, seguendo diverse prospettive. E, mantenendo fissa l’attenzione sui personaggi in scena, si potrà utilizzare lo spettacolo teatrale come una realtà parallela, virtuale ma allo stesso tempo visibile e concreta, nella quale lo spettatore sia capace di riconoscersi per riflettere sulle proprie emozioni.
 

Alcune delle possibili prospettive di indagine sulla gioia dei personaggi nelle opere teatrali della cultura occidentale, dall’antichità greca e latina alla contemporaneità, sono:


1) la prospettiva narrativa: la gioia può nascere da cause differenti e spesso deriva da una situazione inattesa, che segna una svolta positiva nella vicenda;
2) la prospettiva lessicale: nelle lingue antiche e moderne esistono diverse parole che indicano sfumature e gradi di intensità differenti della gioia, ed esse possono essere associate a particolari sintomi o manifestazioni;
3) la prospettiva formale: spesso la gioia è un’emozione totalizzante e, quando un personaggio ne è pervaso, per quanto cerchi di controllarsi, utilizza codici espressivi particolari, come il canto in contrapposizione alla normale recitazione oppure certi metri-ritmi piuttosto di altri oppure una sintassi spezzata e irregolare;
4) la prospettiva performativa: un personaggio, quando si trova in scena ed è colto dalla gioia, è indotto a compiere movimenti o gesti particolari (ad esempio, danzare o abbracciare un’altra persona), ad assumere particolari espressioni del volto (eventualmente evocate a parole, quando l’attore usa la maschera), ad adottare una particolare intonazione della voce nella recitazione; queste informazioni, almeno nel teatro moderno e contemporaneo, possono essere ricavate anche dai trattati sulla recitazione;
5) la prospettiva di genere: personaggi femminili e maschili possono esprimere la gioia in modi diversi, di solito codificati da norme sociali, ed ogni infrazione è significativa;
6) la prospettiva generazionale: giovani, vecchi e bambini (anche se questi ultimi sono raramente presenti nel teatro antico) hanno contegno e modalità espressive diversi dagli adulti;
7) la prospettiva politica: in una dimensione pubblica la gioia può essere indotta tramite la persuasione e prospettata per secondi fini.


Dall’antichità al medioevo, dall’età moderna alla contemporaneità, nelle varie epoche storiche e società il teatro ha mutato strumenti e codici espressivi, ha raccontato storie diverse, ma ha sostanzialmente conservato la sua capacità di mettere l’esperienza umana sotto una lente di ingrandimento. Dall’Inghilterra elisabettiana (Shakespeare) alla Francia “du grand siècle” (Corneille, Racine, Molière), dal medioevo franco-normanno (Adam de la Halle) alla Spagna barocca (Calderón de la Barca), dalla Venezia settecentesca (Goldoni e Carlo Gozzi) alla Svezia contemporanea (Strindberg), molti personaggi teatrali si sono confrontati con le loro emozioni: la gioia rimane un’emozione propria dell’uomo (per quanto non sia necessariamente una sua prerogativa), che può avere manifestazioni e risvolti tragici o comici.

 

Per partecipare al convegno, studiosi, ricercatori e professori sono invitati a scrivere all’indirizzo mattia.depoli@unipd.it entro il 17 marzo 2019: 1) il titolo dell’intervento; 2) l’abstract dell’intervento in lingua italiana, inglese o francese (max. 300 parole); 3) l’ambito dell’intervento: a) teatro greco, latino – b) teatro medievale, moderno, contemporaneo; 4) breve curriculum vitae et studiorum.
 

Gli interventi dei relatori saranno di 25 minuti.


Il comitato scientifico si riunirà dopo il 17 marzo 2019 per valutare le proposte e individuare i relatori del convegno. A tutti i proponenti verrà comunicato entro il 7 aprile 2019 se la proposta è stata accolta o non accolta.


Nei giorni del convegno verrà offerto a tutti i relatori il pranzo e la cena di lunedì 20 e il pranzo di martedì 21; le spese di viaggio e pernottamento ed eventuali altre spese di vitto saranno a carico dei relatori.


È prevista la pubblicazione degli Atti del convegno.

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